Tu ti scatteresti un selfie mentre scappi dai militari israeliani?

Il 2 febbraio 2015 fa la sua comparsa sul web un tweet destinato ad avere parecchia visibilità:

Il numero di retweet è davvero impressionante: ad oggi sono 24mila e non accennano a fermarsi. Perchè? Perché la fotografia e la didascalia che la accompagna toccano un tasto dolente, quello dei rapporti tra palestinesi e forze di sicurezza israeliane (per non dire, più in generale, dei rapporti tra Israele e Palestina). Ma il selfie in questione è veramente quello che sembra? O siamo di fronte all’ennesima foto-bufala? Più o meno: la foto nasce come provocazione e si inserisce all’interno della campagna promozionale del nuovo album di un gruppo hip hop palestinese. Ma la gente che l’ha ritwittata ne sarà consapevole? Ho dei dubbi.  Continua a leggere

Il piccolo eroe siriano? Un attore maltese.

video bambino siriano eroe salva

Il giovane siriano in azione (fotogramma tratto da Youtube).

Vi siete commossi guardando il video del ragazzino siriano che schiva miracolosamente i proiettili e salva una bambina dalla sparatoia?

In tal caso, è giusto che voi sappiate che il video in questione è stato girato a Malta da una troupe norvegese. Il presunto bambino siriano e la sua giovane amica sono in realtà due piccoli attori. Per i più scettici, c’è anche un video del backstage.

La storia di questo filmato è paradigmatica. Il regista – Lars Klevberg – ha realizzato il video ad arte in modo che sembrasse ripreso con un telefonino o con una telecamera amatoriale durante una vera sparatoria. Poi l’ha caricato su YouTube e ha lasciato che il web esplodesse. Era il 9 Novembre 2014. Quattro giorni dopo, il presunto bambino siriano e le sue eroiche gesta erano state viste da 4 milioni di persone. La maggior parte di loro deve aver creduto che il video fosse autentico, e anche se qualcuno aveva già qualche dubbio la commozione ha avuto la meglio. Siria, bambini, storia a lieto fine, filmato-verità: questi sono tutti ingredienti che garantiscono il successo. Nulla di nuovo. Ma la parte interessante è questa: stando a Klevberg, il tutto è stato fatto con le migliori intenzioni. Cinque giorni dopo la diffusione del video, il regista ha accettato di rispondere ad alcune domande della BBC e ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“I wanted to be a voice for every child caught in war, not just in Syria. (…) So many children are getting killed or hurt there and nobody did anything in the media, trying to help them or write their stories. (…) By publishing a clip that could appear to be authentic we hoped to take advantage of a tool that’s often used in war; make a video that claims to be real. We wanted to see if the film would get attention and spur debate, first and foremost about children and war.”

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