La vera storia dell’agenzia CEN, ovvero la fabbrica delle notizie incredibili ma (non) vere

Un uomo in Cina si è tagliato il pene: la sua ragazza gli ha detto che non era abbastanza grande. In Russia, invece, un pescatore è stato aggredito da un orso: a salvarlo è stata la suoneria di Justin Bieber. E poi c’è quella bella ragazza orientale che offre sesso in cambio di ospitalità e così facendo si sta girando il mondo, ridefinendo per intero il concetto di viaggio low cost. Storie incredibili, ma vere. O, quanto meno, così vuole farvi credere la CEN, ovvero l’agenzia di stampa britannica Central Europe News. Continua a leggere

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User Generated Content: il sonno dei giornalisti genera bufale

Sulla rete, e in particolare sui social, c’è un mondo di notizie, spesso tempestive, utili, uniche.
Questo vale soprattutto per il cosiddetto User Generated Content: il materiale prodotto non da professionisti ma da comuni cittadini, magari con il cellulare, e immesso nei circuiti social. Esonda un fiume? Su Twitter piovono fotografie delle strade allagate. C’è una manifestazione violenta? Ecco il video realizzato da una persona che, magari per caso, si è trovata di fronte al lancio di molotov o alla carica della polizia. Sparatoria al centro commerciale? Su Facebook c’è una persona che sostiene di trovarsi proprio lì, nascosta in un camerino, e descrive accuratamente la scena. Continua a leggere

Tu ti scatteresti un selfie mentre scappi dai militari israeliani?

Il 2 febbraio 2015 fa la sua comparsa sul web un tweet destinato ad avere parecchia visibilità:

Il numero di retweet è davvero impressionante: ad oggi sono 24mila e non accennano a fermarsi. Perchè? Perché la fotografia e la didascalia che la accompagna toccano un tasto dolente, quello dei rapporti tra palestinesi e forze di sicurezza israeliane (per non dire, più in generale, dei rapporti tra Israele e Palestina). Ma il selfie in questione è veramente quello che sembra? O siamo di fronte all’ennesima foto-bufala? Più o meno: la foto nasce come provocazione e si inserisce all’interno della campagna promozionale del nuovo album di un gruppo hip hop palestinese. Ma la gente che l’ha ritwittata ne sarà consapevole? Ho dei dubbi.  Continua a leggere

Houston, abbiamo un problema: il debunking non sta funzionando!

Oggi parliamo di una cosa preoccupante. Una cosa che mina alla base le fondamenta stesse di questo blog e dunque, sebbene indirettamente, anche della mia persona. Parliamo di una sconcertante verità: le bufale resistono al debunking. Lo dicono i dati, e probabilmente – anche se magari non ci avete fatto caso – lo dice anche la vostra esperienza personale.

Il fatto è che le bufale sono avversari temibili, perché possono fare affidamento su alcuni assi nella manica mica da ridere. Noi umani, poi, abbiamo delle caratteristiche che le bufale sanno volgere a proprio vantaggio. E, infine, di questi tempi l’arena principale in cui avviene la battaglia tende a favorire loro e a svantaggiare noi. Il risultato è, come mi è già capitato di dire, che le bugie, su internet, non hanno affatto le gambe corte. Paradossalmente, è la verità ad avercele. Le prove? Vediamole subito. A partire da un esempio pratico. Continua a leggere

Bufale al galoppo sui social network: che fare? Arriva Twitter Trails

Di questi tempi, i social network sono il pascolo prediletto delle bufale. O dovrei dire #bufale?

Mandria bufale al galoppo

Mandria di bufale al galoppo. Si dirigono verso un social network.

Nell’era del tasto “condividi” e dell’opzione “retweet”, una notizia falsa può galoppare liberamente per ore, giorni, settimane. Senza controllo, o quasi. I social network, infatti, potrebbero dotarsi di un sistema per sbarazzarsi delle bufale, ma non lo fanno perché non è nel loro interesse: quel che conta, per loro, è il numero di condivisioni, non la loro qualità. Ogni tanto, però, capita che siano gli utenti stessi a trasformarsi in efficaci cacciatori di notizie false, inesatte o incomplete. E tra tutti i social network, Twitter sembra quello in cui ciò avviene più di frequente. Continua a leggere

Twitter: friend or foe? Riflessioni semi-serie sulla non-morte di al-Baghdadi

Twitter, croce e delizia dei giornalisti. Lo conosciamo soprattutto come un simpatico amico che ci tiene compagnia nei viaggi in metro o mentre facciamo la cacca (si può dire? ops!). Ma Twitter è anche uno degli strumenti preferiti dai mitomani (le erbacce nel prato della vita), dai troll (simpatiche canaglie per le quali, personalmente, nutro una certa simpatia) e dai burloni (categoria varia, in cui rientrano sia i completi idioti, sia i malintenzionati sia le personalità a cavallo tra il genio e la follia). La presenza di questo genere di utenti su Twitter non sarebbe un problema se vivessimo in un mondo ideale, in cui la gente non è credula e i giornalisti hanno il tempo, la voglia e le risorse per fare sempre il fact-checking. Purtroppo viviamo in un mondo tremendo, in cui le redazioni sono sempre più povere e vanno sempre più di fretta, molti giornalisti sono ossessionati dall’idea di fare lo scoop del secolo (o anche solo di twittare per primi una notizia) e buona parte della gente è portata a dare per vera più o meno qualunque cosa legga su internet.

Nel mondo in cui viviamo una burla può essere scambiata per una notizia. Molto peggio: può essere diffusa come tale dagli organi di informazione, generando un effetto a cascata che, se non viene fermato in fretta (cosa difficile), assume dimensioni sconcertanti. Insomma, il passo dal tweet alle agenzie di stampa è diventato breve e siccome burloni, mitomani e troll se ne sono accorti ogni tanto scoppia quello che in gergo si chiama “un merdone”.

Prendiamo ad esempio il caso di al-Baghdadi, a.k.a. l’auto-proclamatisi califfo dello Stato Islamico. Un uomo potente, famoso, al centro dell’attenzione. La sua cattura o la sua morte sarebbero notizie da prima pagina ovunque, da New York a Mosca passando per Tel Aviv. Una preda troppo succulenta perché i furbetti – o gli annoiati? – di Twitter se la lascino sfuggire. Tanto che già a Settembre sul social network c’è chi annuncia che il califfo è morto. E per provarlo diffonde anche la foto del suo cadavere, ovviamente sfocata al punto giusto:

al Baghdadi morto bufala

Nel Settembre 2014 su Twitter viene diffusa la prova della morte di al-Baghdad. Peccato che la fotografia sia un falso: l’uomo che ritrae non è il califfo dello Stato Islamico.

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