Elogio dell’errata corrige

Il 15 novembre su Blogo è apparso un errata corrige. Il direttore Alberto Puliafito ha pubblicato un articolo intitolato “Scusateci”. Nel testo si racconta che il giorno precedente Blogo aveva commesso un errore pubblicando questa foto:

Quello che era stato scambiato per uno dei responsabili degli attentati di Parigi era in realtà un giornalista freelance di religione sikh. Tra le sue mani, nella foto originaria, non c’è il Corano, ma un iPad. Puliafito spiega che Blogo aveva pubblicato la foto dopo qualche controllo di routine. Del resto, la fonte sembrava affidabile: a mandarla in onda era stato SkyTg24.

foto-bufala-parigi-skytg24

Sbagliare è umano. E capita a tutti. Anche al più attento e scrupoloso dei giornalisti può capitare di scrivere o pubblicare una sciocchezza. A volte, purtroppo, si cede alla trappola della fretta: nell’era del web, c’è chi pensa che a vincere sia chi clicca per primo sul tasto “pubblica” – e, per certi versi, è così (complici noi lettori affamati di sensazioni forti e scoop). Ma nel lungo termine scommettere sulla qualità – sulla lentezza – potrebbe essere la strategia migliore. E nella professione giornalistica – anche sul web – la qualità richiede grande umiltà.

Nelle ore concitate della notte di venerdì 13 novembre, durante gli attacchi terroristici che hanno colpito Parigi, centinaia di giornalisti hanno cercato di fare al meglio il loro lavoro. Alcuni ci sono riusciti. Altri no. In quelle circostanze era inevitabile che iniziassero a circolare bufale più o meno clamorose a cui, purtroppo, hanno dato credito molti organi di stampa. Sarebbe stato meglio evitare di cascarci, ovvio. Ma a fare veramente la differenza tra un giornalismo di qualità e uno ormai rassegnato alla sciatteria non è tanto l’errore in sé quanto l’assenza di una correzione. Sbagliare è grave. Ma sbagliare e omettere di correggersi – spiegandosi con i lettori – è peggio. Per questo l’articolo di Puliafito è degno di nota: con quel pezzo Blogo ammette e corregge un proprio errore, lo spiega con trasparenza e – udite udite! – chiede scusa.

Non è da tutti. Poco più di un anno fa ho raccontato la storia di una videobufala: un ragazzo sosteneva di essersi tuffato in mare con la sua GoPro, in Australia, salvo poi incontrare uno squalo. Il video era stato modificato: si trattava di un raffinato falso. A distanza di un anno, anche se la veridicità di quell’incontro ravvicinato con lo squalo è stata ampiamente smentita, la storia continua a girare. La colpa è – anche – delle testate che l’hanno rilanciata a suo tempo e che non si sono degnate di rimuovere il video o, quanto meno, di cambiarne il titolo. Ad esempio questa. Si dirà che il tema è futile: lo è. Ma la sostanza non cambia: un errata corrige sarebbe stato un buon modo per limitare i danni. E fare bene il proprio lavoro.

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Un pensiero su “Elogio dell’errata corrige

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