Attenzione: le bufale possono provocare intolleranza

Tra il 9 e il 10 agosto, a Lamezia Terme un anziano viene “aggredito e seviziato” – forse addirittura violentato – da “tre uomini di colore”. La stampa locale riferisce, la notizia si sparge e scatena una serie di reazioni:  gli esponenti di alcuni partiti politici locali prendono posizione, scrivono comunicati, rilasciano dichiarazioni.
Lo fa, ad esempio, il consigliere comunale Massimo Cristiano, del Movimento Territorio e Lavoro (affiliato a Noi con Salvini), che secondo il giornale online Lamezia Terme News avrebbe commentato la notizia così:

“Questa sera tre extracomunitari hanno aggredito e seviziato un povero anziano. Un nonno, un papà, insomma uno di noi. Un atto gravissimo che la nostra comunità non può minimamente accettare. Siamo tutti con te zio Pietro, chi non rispetta la nostra gente, deve andar via dalla nostra città”

Il giorno dopo l’aggressione, la cittadinanza insorge: si raduna di fronte al centro di accoglienza “Luna Rossa” e protesta contro quello che il già citato Massimo Cristiano ha definito “un atto gravissimo che la nostra comunità non può minimamente accettare”.

La protesta a Lamezia Terme fuori dal centro di accoglienza Luna Rossa. Foto di Vice Italia.

La protesta a Lamezia Terme fuori dal centro di accoglienza Luna Rossa. Foto di Vice Italia.

Questa ricostruzione dei fatti, apparentemente lineare, nasconde numerose insidie.
La protesta dei cittadini esasperati, ad esempio, vista da vicino somiglia più a una manifestazione orchestrata ad arte. Intervistato da Leonardo Bianchi per Vice Italia, il coordinatore del centro di accoglienza, Nicola Emanuele,  ha dichiarato che a protestare c’erano principalmente “gruppi di ultras delle squadre di Lamezia” e “persone dei partiti, ma non del quartiere”.
E’ poi singolare che la cittadinanza abbia scelto di sfogare la propria rabbia proprio sul centro Luna Rossa, che ospita solo minorenni che difficilmente avrebbero potuto aggredire e addirittura seviziare un uomo. Vale la pena far notare che il centro in questione sorge in un palazzo confiscato alla mafia, subisce continue minacce e ha dei vicini di casa quanto meno scomodi: gli ex proprietari. Dettaglio agghiacciante: durante la protesta dell’11 agosto, sono scesi in strada anche loro, al grido di “Volete capire che ve ne dovete andare?”.
I promotori della manifestazione la definiscono come un “pacifico sit-in di protesta” ingiustamente accusato di razzismo “da parte dall’estrema sinistra”. Ma non mancano ricostruzioni di tono ben diverso. Avvenire segnala scene tutt’altro che edificanti:

Volano parole molto forti. «Negro di m…», rivolto a un ragazzo. «Sei una p…», indirizzata a un’educatrice. Qualcuno, con gesto provocatorio, sbuccia una banana, getta a terra la buccia e la calpesta. Fino a minacce pesantissime: «Questa notte ti uccidiamo».

La vera chicca, però, sta nell’episodio che ha scatenato il tutto, il casus belli. Perché pare proprio che l’aggressione non sia mai avvenuta, quanto meno non con le modalità con cui è stata raccontata: una bufala, insomma. Stando a quanto dichiarato dalla questura, la presunta vittima non reca alcun segno di violenza sul corpo, tanto che ormai “si segue la pista della simulazione“. Le indagini sono ancora in corso, ma intanto c’è già chi ritratta.

Don Panizza, che di Luna Rossa è il nume tutelare, è amareggiato: parla di “sonno della ragione”, “oscurantismo”, “squadrisimo”. E l’episodio, purtroppo, non è isolato. Come fa notare Leonardo Bianchi di Vice Italia, molte manifestazioni di intolleranza nei confronti di immigrati e centri di accoglienza sono state scatenate da episodi dubbi o da vere e proprie bufale. Una notizia falsa, se strumentalizzata ad arte, funziona proprio come una notizia vera: incendia gli animi, suscita reazioni di pancia, dà popolarità a chi cavalca la polemica. Quando arriva la smentita, spesso è troppo tardi: il danno è fatto, la notizia si è diffusa, la propaganda ha già avuto effetto e magari c’è chi ci ha guadagnato qualche voto. Insomma, ferisce più la bufala della spada.

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