User Generated Content: il sonno dei giornalisti genera bufale

Sulla rete, e in particolare sui social, c’è un mondo di notizie, spesso tempestive, utili, uniche.
Questo vale soprattutto per il cosiddetto User Generated Content: il materiale prodotto non da professionisti ma da comuni cittadini, magari con il cellulare, e immesso nei circuiti social. Esonda un fiume? Su Twitter piovono fotografie delle strade allagate. C’è una manifestazione violenta? Ecco il video realizzato da una persona che, magari per caso, si è trovata di fronte al lancio di molotov o alla carica della polizia. Sparatoria al centro commerciale? Su Facebook c’è una persona che sostiene di trovarsi proprio lì, nascosta in un camerino, e descrive accuratamente la scena.

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La tentazione di usare i contenuti generati dagli utenti come fonte, o, peggio, di infilarli in primo piano sul proprio sito è forte. E il fact-checking? Non c’è tempo, e poi non serve: una foto o un video parlano da sole, no? Purtroppo no. E il rischio bufale è sempre dietro l’angolo. La strada allagata postata su Twitter potrebbe non essere a Milano, bensì a Roma. Il video della carica della polizia potrebbe risalire all’anno scorso. E la ragazza che dice di essere ostaggio nel centro commerciale magari è solo una mitomane.

“Come giornalisti il nostro compito non è più tanto quello di trovare foto, video o testimonianze, ma piuttosto quello di utilizzarle in modo professionale, appurandone l’accuratezza e contestualizzandole. Insomma, dobbiamo elaborare contenuti già presenti nel web, invece che trovarli”.

L’ha detto Mark Little, il fondatore di Storyful, auto-definitosi come “la prima news agency dell’era dei social media”. Storyful ha fatto del fact-checking sui (e con) i social network la sua cifra distintiva: oltre a scovare le notizie su Twitter, Facebook, Instagram e co., le verifica in tempi rapidi, ma in modo rigoroso. In altre parole, Storyful fa (buon) giornalismo nell’era digitale, approfondendo le notizie vere e smascherando quelle false. L’opinione di Little, quindi, è quella di un esperto: uno che le bufale social le conosce bene, ma che non ha pregiudizi nei confronti di ciò che il web ha da offrire.

Al Festival del Giornalismo di Perugia, Little ha parlato dei rischi e delle potenzialità dell’User Generated Content (UGC) con Chris Hamilton della BBC e Craig Silverman di Emergent.info (che presto sentirete parlare su Bunker Debunker: stay tuned). Negli stessi giorni, Perugia ha ospitato anche un focus sui problemi legali connessi con l’uso dell’UGC e un workshop su come verificare foto, video e testimonianze social in modo professionale. Io e il mio collega Nicola Grolla (qui il suo blog) abbiamo realizzato un’introduzione pratica all’uso responsabile dell’UGC basata sulle indicazioni degli esperti del settore. La trovate su PiazzaDigitale, blog collettivo del Corriere della Sera, a questo link.

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