Google contro le bufale? È presto per cantar vittoria.

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Tempi duri per le bufale del web. Dopo Facebook, anche il motore di ricerca più usato al mondo potrebbe scendere in campo per rendere meno visibili le notizie false. L’arma segreta? Un nuovo algoritmo, attualmente in fase sperimentale. Potrebbe essere l’inizio della fine, per bufale e compagnia bella, ma è presto per dirlo. Mountain View ha già messo le mani avanti:  “Per ora non abbiamo in progetto di implementare il nuovo algoritmo nei nostri prodotti“. La vera notizia, quindi, è che non c’è nessuna notizia. Per ora, almeno.

La notizia è stata lanciata dal New Scientist e poi ripresa da centinaia di siti web e giornali, anche generalisti. I fatti sono questi: un team di ricercatori di Moutain View ha pubblicato un paper su un algoritmo sperimentale che sarebbe capace di distinguere le pagine web più veritiere dalle altre. I primi test che hanno condotto sembrano provare l’efficacia del nuovo meccanismo. Fine.
Chi si è basato sulla pubblicazione di questo paper per festeggiare la fine della disinformazione online ha fatto il passo più lungo della gamba: i ricercatori assoldati da Google pubblicano decine di paper ogni anno, ma non tutti si trasformano in nuove applicazioni per il motore di ricerca più usato al mondo. Calma e gesso, dunque. Ma senza rinunciare alla curiosità di capire qualcosa di più su questo promettente algoritmo – già ribattezzato Knowledge-Based Trust.

Facciamo un passo indietro. Ora come ora, quando facciamo una ricerca su Google, i risultati che vediamo sono ordinati soprattutto sulla base del numero di link. Più una pagina viene linkata da altri siti, più sarà visibile agli utenti. Le conseguenze, a volte, sono nefaste: ricercando informazioni su alcuni argomenti, come vaccini e cambiamento climatico, capita di trovare in cima alla colonna dei risultati pagine web zeppe di complotti, distorsioni della realtà, bufale. Come mai? Perché i siti di disinformazione tendono a linkarsi tra di loro, e spesso dietro a una teoria del complotto c’è una vera e propria comunità attiva su blog, forum e pagine Facebook: tutte cose in grado di gonfiare il ranking di un sito e di aiutarlo a scalare la colonna dei risultati di Google.

Distinguere vero e falso con un algoritmo. È possibile? Google crede di sì.

Distinguere vero e falso con un algoritmo. È possibile? Google crede di sì.

Con il nuovo algoritmo, invece, il parametro determinante sarebbe la veridicità. In che modo è possibile valutare quanto sono veri i contenuti di un sito? Non è facile, ma il colosso di Mountain View ha parecchie frecce al suo arco. I suoi ricercatori  hanno messo a punto un meccanismo che confronta le informazioni contenute nei siti con quelle raccolte nel database Knowledge Vault, un’altra creazione targata Google che raccoglie dati, storie e notizie vere. L’algoritmo  Knowledge-Based Trust, quindi, valorizzerebbe i siti che offrono contenuti in linea con quelli del Knowledge Vault e penalizzerebbe gli altri. Il sistema è imperfetto, principalmente perché il database su cui si basa è, a sua volta, imperfetto. Però si tratta di un esperimento interessante, che potrebbe aprire la strada ad un nuovo modo di fare ricerca online.

Come abbiamo visto, Mountain View ha messo in chiaro che il nuovo algoritmo è ben lontano dall’essere implementato nel motore di ricerca. Quindi è ancora troppo presto per festeggiare. Ma, a quanto pare, non è troppo presto per preoccuparsi. “NoCensura”, che fa parte della blacklist dei siti complottisti e pieni di bufale compilata da Bufale Un Tanto Al Chilo, scrive:

Dopo FB anche Google si attiva “contro le bufale”. Censura in vista? (…) Un attacco concentrico delle più grandi holding del web difficilmente può essere una coincidenza. Il sistema sta correndo ai ripari per frenare la diffusione dei blog liberi, di contro-informazione? Vogliono fermare le TEORIE ALTERNATIVE, oppure l’intento è veramente quello di fermare le ‘bufale’, ovvero le notizie PALESEMENTE e VOLUTAMENTE false?

Coda di paglia? O sincera preoccupazione per la libertà del web? A voi la scelta.

Nel frattempo, un piccolo consiglio. Finché Google non deciderà di cambiare algoritmo,ammesso che lo faccia davvero, a stabilire l’importanza di un sito web sarà il numero di link. Per questo vi invito a riflettere prima di linkare un sito: potreste regalargli un ranking migliore, e non sempre è una mossa saggia. Se proprio non potete fare a meno di linkare sul vostro blog l’ennesima super bufala o il nuovo articolo sul complotto delle scie chimiche, prendete precauzioni: usate DoNotLink, un sito che permette di creare un link invisibile agli occhi di Google. È semplice da usare, non costa nulla e contribuisce a tenere più pulite le ricerche Google vostre e di tutti gli altri. Fate una buona azione: non linkate chi non se lo merita.

Buon weekend da BunkerDebunker!

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