Le scottanti rivelazioni del guerrigliero dell’Isis non sono poi così scottanti. La morale? Vietato fermarsi al titolo.

Secondo StopEuro (poi ripreso da InformarePerResistere), un “comandante pachistano del califfato” avrebbe ammesso che l’Isis viene finanziato dagli Stati Uniti. O, quanto meno, così fa pensare questo loro titolo:

“Gli Stati Uniti ci finanziano”. La rivelazione di un guerrigliero dell’Isis

Le cose cambiano leggermente quando ci si confronta con la fonte originale. E, a voler ben vedere, anche addentrandoci nell’articolo di StopEuro, che contraddice il suo stesso titolo. 
Nel suo pezzo, StopEuro cita ampiamente il quotidiano pakistano The express tribune, l’autore della “scottante” rivelazione. Il 28 gennaio 2015 l’Express Tribune titola così:

Startling revelations: IS operative confesses to getting funds via US

Il problema sta tutto in quel “via”, che in lingua inglese ha un significato molto preciso, e cioè “tramite”, “attraverso”, “passando per”. Dunque il vero senso del titolo – ampiamente confermato dal testo dell’articolo – è il seguente: l’Isis ha ricevuto fondi che sono passati dagli Stati Uniti oppure fondi provenienti da donatori privati che risiedono negli Stati Uniti. La rivelazione è “scottante” perché se le dichiarazioni di questo guerrigliero si rivelassero fondate ciò significherebbe che gli USA, a dispetto della loro battaglia contro il terrorismo, non riescono a controllare il flusso di fondi provenienti dal loro stesso territorio.

In altre parole, saremmo di fronte a un epic fail clamoroso per l’intelligence statunitense, ma non certo alla prova definitiva del fatto che gli Stati Uniti finanziano l’Isis sottobanco per i loro sporchi fini – come il titolo malamente tradotto sembra suggerire.

I casi sono due: o i signori di NoEuro hanno sbagliato a tradurre, oppure hanno deliberatamente scelto un titolo fuorviante (per non dire “disonesto”).

La cosa ancor più singolare è che all’interno dell’articolo il titolo di NoEuro viene sostanzialmente smentito. Cito testualmente:

Nel corso delle indagini l’uomo ha ammesso di ricevere fondi attraverso l’America per far funzionare l’organizzazione e reclutare giovani pakistani da impiegare al fronte in Siria.

Purtroppo, però, i dati hanno ormai ampiamente dimostrato che la gran parte degli utenti non legge per intero gli articoli sul web (se ne parla qui e qui). Sui social, poi, la situazione è ancor più desolante: le persone retwittano i pezzi senza averli neanche sbirciati e più in generale condividono link basandosi principalmente sul loro titolo. E in effetti i commenti che ho trovato sulla pagina Facebook di Informare per Resistere in calce all’articolo confermano appieno questo preoccupante trend: sembra proprio che la maggior parte di queste persone si sia fermata al titolo. Per quanto li riguarda, il combattente catturato in Pakistan ha detto senza mezzi termini che gli Stati Uniti finanziano l’Isis (cosa che, tra l’altro, loro già sapevano da tempo):

collage

Screenshot dei commenti all’articolo “Gli Stati Uniti ci finanziano: la rivelazione di un guerrigliero dell’Isis” sulla pagina Facebook di “Informare per resistere”.

Ancora una volta, quindi, abbiamo conferma del fatto che quando una bufala è in sintonia con quello che pensiamo, difficilmente ci facciamo delle domande: prima ancora di rendercene conto, l’abbiamo già archiviata come “storia vera” (ne abbiamo già parlato qui). Anche se non l’abbiamo neanche letta tutta.

Quindi, la morale è chiara. Per noi lettori: vietato fermarsi al titolo. E per chi sta dall’altra parte: mano sulla coscienza e cautela. Perché gonfiare un po’ il titolo per attirare l’attenzione di chi ci legge è una prassi giornalistica lecita, ma manipolare la realtà no. Il titolo, in altre parole, fa la differenza: anche tra notizia vera e bufala.

Chiara Severgnini

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3 pensieri su “Le scottanti rivelazioni del guerrigliero dell’Isis non sono poi così scottanti. La morale? Vietato fermarsi al titolo.

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