Questa non è Vanessa Marzullo

Le immagini sono mezzi potenti. Soprattutto nell’era dei social network, che è anche l’era della pigrizia. La foto-bufala di oggi, in questo senso, è a dir poco paradigmatica.

Su Facebook da qualche giorno circola questa immagine:

Bufala Vanessa Marzullo Isis

Immagine diffusa su internet a partire dal 27 gennaio.
Foto di Oggi.it

L’obiettivo è suggerire che una delle due cooperanti italiane rapite in Siria e recentemente liberate – suppongo Vanessa, dato che Greta è bionda – faccia in realtà parte dell’Isis. Si tratta di una bufala, peraltro piuttosto dozzinale (e non solo per via di quell’inspiegabile apostrofo dopo la parola “vergogna”). Oppure – e personalmente propendo per questa ipotesi – potrebbe essere opera di un troll

Le parole accostate alla fotografia fanno leva su tre cose: il diffuso sentimento negativo nei confronti di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli; il potere dell’immagine, cui si attribuisce il valore di prova definitiva e inconfutabile e, infine, la pigrizia dell’utente medio, che nella maggior parte dei casi, di fronte a un contenuto che conferma le sue idee, non verifica la sua veridicità ma si limita a “condividere e fare girare”. Il sistema è efficace, in barba alla logica (se veramente Vanessa milita nell’Isis, perché in questa foto non indossa il velo?) e anche alla somiglianza fisica. Perché in realtà la ragazza ritratta nella fotografia non è Vanessa Marzullo e neanche ci somiglia.
Fateci caso:

vanessa

Vanessa Marzullo. Foto di Adnkronos

Non si somigliano granché, no?

Ma anche se la somiglianza fosse più stringente, bisognerebbe comunque fare ulteriori verifiche prima di dare la fotografia per vera. Come? Ad esempio cercando l’immagine con l’apposito strumento di Google o con il più datato – ma comunque ottimo – TineEye. Così facendo si può scoprire se nel web esistono altre immagini simili a quella cercata, a quando risalgono e su quale sito hanno fatto la loro comparsa per la prima volta. In altre parole, si può capire con buona approssimazione qual è l’immagine originale. Non solo: ci si può anche fare un’idea più chiara del suo contenuto guardando il contesto in cui l’immagine è collocata (es. didascalie, titolo, tipologia di sito web etc.). Non è detto che queste informazioni siano vere: sul web chiunque può scrivere qualunque cosa e anche le immagini possono essere presentate in modo fuorviante. Tuttavia fare queste semplici verifiche è un buon punto di partenza: il minimo sindacale prima di partire in quarta con la condivisione selvaggia.

Grazie a TineEye ho verificato in pochi secondi che, come altri hanno già segnalato nelle scorse ore, la presunta foto di Vanessa Marzullo che imbraccia un lanciarazzi ritrae in realtà una combattente curda. L’immagine è comparsa per la prima volta il 3 gennaio e a condividerla è stato l’account Twitter “Kurdish Photos”:

Per quanto breve e relativamente facile sia fare questo genere di controlli, sono davvero poche le persone che li fanno. Con un po’ di amarezza, mi tocca dare ragione al collega di Leggo.it Enrico Chillé, secondo cui:

“il popolo italiano del web ha un grosso difetto. Da un lato tende a non credere ai media tradizionali, come giornali e tv, etichettandoli come informazione di regime, e spesso fa anche bene. Dall’altro lato, però, crede a qualsiasi fonte trovata sul web

La cosa più grave è che talvolta a dare credito – e visibilità! – a questo genere di fotobufale sono anche persone da cui ci si aspetterebbe maggior criterio. Giornalisti, ad esempio, ma anche politici, attivisti, intellettuali. Questa volta lo ha fatto lo scrittore Nicolai Lilin. Può capitare, ci mancherebbe (tanto più che Lilin si è scusato per l’errore commesso). Ma se non capitasse sarebbe meglio per tutti.

Chiara Severgnini

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