Facebook: ufficialmente aperta la caccia alle bufale

Facebook dichiara guerra alle bufale. Da pochi giorni a questa parte, i tecnici di Menlo Park hanno (finalmente) deciso di fare la loro parte per contrastare la diffusione delle notizie false. Per farlo hanno messo in campo le loro armi migliori: gli algoritmi. Ma c’è già chi fa polemica – e, in effetti, non ha tutti i torti. Ma andiamo con ordine.

Cosa è cambiato? Lo hanno spiegato il 20 gennaio Erich Owens, programmatore, e Udi Weinsberg, ricercatore, entrambi del team di Facebook. In un post sul blog ufficiale del social network, i due hanno annunciato che è ora possibile segnalare i link condivisi da pagine o amici come “notizie false”. I contenuti che riceveranno molte segnalazioni verranno contrassegnati con la frase “Many people on Facebook have reported that this story contains false information” (“Molte persone su Facebook hanno segnalato che questa storia contiene informazioni false”). Non solo: i link in questione compariranno meno facilmente nel feed degli utenti. E se io condivido una bufala senza accorgermene e poi, quando me ne rendo conto, la cancello in preda alla vergogna (e pregando che nessuno se ne sia accorto pena la definitiva perdita di credibilità agli occhi del mio amato pubblico)? Facebook ne terrà conto, e anche la mia frettolosa cancellazione contribuirà a sporcare la reputazione di quella notizia. Tutto questo è reso possibile dagli algoritmi di Facebook, una cosa così complessa che io ho rinunciato a capirla. Se anche voi, come me, non avete chissà che competenze di informatica ma volete comunque farvi un’idea sommaria di come funzionino, potete leggere questo eccellente pezzo del Guardian.

Il meccanismo di segnalazione delle bufale è in vigore da pochi giorni ma sta già raccogliendo consensi. “I post che contengono truffe o notizie volutamente fuorvianti – scrivono Owens e Weinsberg – sono segnalati due volte e mezzo in più rispetto ai link ad altre notizie”. L’inizio è promettente, quindi, ma è troppo presto per fare bilanci. Io, comunque, non ho resistito alla tentazione di provare questa nuova esaltante feature di Facebook. Quindi oggi sono andata a fare un giro su “Catena umana attorno al Parlamento italiano” e questo è il risultato:

Screenshot1

Screenshot_3

Screenshot_2015-01-22-10-31-21

Screenshot6

La soddisfazione, devo ammetterlo, è stata tanta.

L’iniziativa di Facebook, però, ha suscitato qualche comprensibile controversia. Ad esempio, c’è chi si è chiesto se a cadere vittima del nuovo algoritmo non saranno (anche) le notizie satiriche. Lercio.it deve preoccuparsi? Secondo Owens e Weinsberg, no. Sembra infatti che nella fase di sperimentazione Facebook abbia appurato che gli utenti tendono a non segnalare come bufale le storie di natura satirica. Personalmente ho qualche dubbio: ho visto troppe persone condividere contenuti satirici scambiandoli per notizie vere. Del resto, l’idea stessa che gli utenti siano efficaci cacciatori di bufale mi lascia un po’ perplessa. E non sono l’unica. Mike Isaac del New York Times è stato particolarmente esplicito. Il 20 gennaio ha scritto un tweet in cui ha fatto notare che Facebook sta affidando il delicato compito di identificare le bufale alle stesse persone che usano come password cose come “123456” oppure “password”, in altre parole, non proprio i gate-keeper ideali:

Un’altra controversia riguarda l’annosa questione se Facebook sia una mera piattaforma, e in quanto tale non responsabile dei contenuti che ospita, o se, al contrario, sia un editore de facto e pertanto debba assumersi qualche responsabilità. Menlo Park ha sempre insistito nel dire che il social network è solo una piattaforma, ma questo intervento contro le bufale fa pensare al contrario. A chi ha sollevato l’obiezione è però stato risposto che Facebook non sta assumendo alcun ruolo di controllo sulla qualità dei contenuti perché non rimuove le storie false, come farebbe un editore, bensì si limita a renderle meno visibili. Un cavillo, insomma. Il team legale di Zuckerberg l’ha pensata bene, ma la polemica non si è affatto placata.

Ma perché Facebook ha deciso di prendere posizione contro le notizie false? La domanda è ineludibile. In fondo, quel che conta per un social è la quantità di contenuti, non la loro qualità, giusto? Giusto. E infatti la vera ragione per cui Facebook ha deciso di aprire la caccia alla bufala è esattamente tutelare la quantità. A Menlo Park si sono accorti che la gente abbandona Facebook perché ha la bacheca intasata di robaccia, e hanno deciso di correre ai ripari. Ad agosto si sono occupati del clickbaiting, adesso tocca alle bufale. E pensare che solo un mese fa anche io mi ero unita al coro di chi lamentava la scarsa volontà di limitare la libera circolazione delle bufale da parte dei social network! Forse Zuckenberg legge BunkerDebunker e ascolta i miei consigli? Mi piace pensarla così.

Chiara Severgnini

Annunci

4 pensieri su “Facebook: ufficialmente aperta la caccia alle bufale

  1. Sulla questione della segnalazione della satira: spesso si usa l’aggettivo “satirico” per robaccia che manco si capisce se sia volutamente idiota o meno, quindi dovessero scomparire sciocchezze che non servono né a ridere né a sottolineare/ironizzare questioni, se scompaiono è meglio, secondo me.

    Mi piace

    • Ciao!
      Hai ragione, purtroppo talvolta quella che alcuni si ostinano a chiamare “satira” è solo robaccia, tecnicamente scadente e/o contenutisticamente povera. Chi crede che la satira sia facile – “basta che faccia ridere!” – si sbaglia di grosso, ma da questo equivoco nascono ogni giorno migliaia di pessimi prodotti che su FB trovano ampio spazio, purtroppo. Chi si preoccupa del fatto che il nuovo algoritmo di FB penalizzi la satira, però, fa riferimento a un caso specifico, e cioè quella satira in stile Lercio (di cui troviamo ottimi esempi anglofoni, es. The Onion, National Report): notizie false costruite ad arte per scopi satirici. Succede sempre più spesso che le persone scambino le finte notizie di questi siti per notizie vere. Non solo: sempre più spesso molte altre persone si affannano a correggerle, indicando gli articoli in questione come “bufale” (forse perché dire “attento, è una bufala!” suona meno offensivo di “attento, è una notizia satirica che hai scambiato per una notizia vera”). Il punto è che se le persone non sono in grado di distinguere satira da realtà e i debunkers, nel tentativo di correggerle, segnalano come “bufale” notizie che invece sono di natura satirica, allora queste ultime rischiano davvero di sparire dalle nostre home FB. E, secondo me, questo sarebbe un peccato (oltre che un segnale macroscopico di quanto le persone siano sempre meno fornite di senso critico): l’algoritmo dovrebbe servire ad un altro scopo.
      Grazie per la visita e per lo spunto di riflessione! 🙂

      Mi piace

      • A parte il fatto che non amo partcolarmente Lercio.it, personaggi come lui hanno comunque siti di riferimento, quindi chi è interessato potrebbe continuare a leggere quei contenuti in altre sedi.
        Secondo me è più importante arginare le boiate infami e i tentativi di truffa online, poi pazienza se ci saranno altre vittime

        Mi piace

  2. La tua è una posizione pragmatica, che in effetti condivido. Certo però c’è da farsi delle domande: se per sbarazzarci delle bufale e delle truffe dobbiamo eliminare tutto ciò che è ambiguo vuol dire che stiamo diventando statisticamente più scemi e che ci siamo rassegnati alla cosa. Quel “pazienza se ci saranno altre vittime” è molto sensato – è come quando si asporta un organo intero perché ospita un piccolo tumore – ma, quanto meno, suscita dispiacere e preoccupazione. Aggiungo un’altra nota: è vero che Lercio.it e tutti gli altri siti analoghi hanno una loro homepage, ma è anche vero che i dati dicono che per loro – come del resto per i siti di informazione veri e propri – la stra grande maggioranza del traffico proviene dai social, quindi privarli di questa porta d’accesso equivale de facto a penalizzarli fortemente.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...