Un tuffo con lo squalo – sì, ma con il video editing

Conoscete il video “Man Fights Off Great White Shark In Sydney Harbour”? Se la risposta è no, probabilmente tra il 12 e il 14 giugno 2014 eravate in vacanza – proprio come me. In quei giorni, il video in questione rimbalzava sui siti internet di mezzo mondo e veniva condiviso e commentato in modo ossessivo sui social. In poche parole: diventava virale. Pur trattandosi di un falso: un falso d’autore, perché davvero ben fatto, ma comunque un falso.

Diverse persone si sono occupate di fare debunking del video, ad esempio questo simpatico video-maker australiano dal gradevole accento:

http://www.youtube.com/watch?v=hJkXV_7609k

Ma non è tutto. C’è una ciliegina da piazzare sulla torta del debunking. Poche settimane dopo il boom del video con lo squalo, il suo autore, l’australiano Terry Tufferson, ha pubblicato sul proprio profilo YouTube un altro filmato: “Crazy guy runs into outback tornado to take selfie“. Anch’esso è diventato virale e ha generato un gran bel polverone, con decine e decine di controversie sulla sua autenticità sparpagliate in tutto il web. Per intenderci, persino “Oggi” – che non è esattamente la testata più attenta alle novità del web – gli ha dedicato un articolo. Bè, tenetevi forte: a Settembre si è scoperto che il video del selfie col tornado faceva parte della campagna promozionale in vista dell’uscita del film Into the Storm. I produttori hanno pensato bene di cavalcare l’onda della controversia sull’improbabile tuffo con lo squalo e hanno commissionato al suo realizzatore un secondo video. In poche parole, la videobufala creata dal signor Tufferson gli ha fatto trovare lavoro. Un lavoro vero, e immagino ben retribuito. E io che mi ostino a studiare!

Ma torniamo al video dello squalo. In questo momento, “Man Fights Off Great White Shark In Sydney Harbour” può vantare la bellezza di  27.502.451 visualizzazioni su YouTube, ma molto probabilmente, quando leggerete questo post, saranno molte di più. Anche se il debunking del video è stato rapido e piuttosto convincente, le gesta del suo autore sono ancora molto amate dal popolo della rete. Questo si deve anche al fatto che i siti, compresi quelli delle testate giornalistiche, non sono particolarmente solerti nel segnalare questo genere di falsi, anche una volta identificati come tali (un esempio italiano qui). Se “titolo sensazionalistico” e “amor di verità” facessero una partita a calcio, il risultato sarebbe di 34 – 2.

Per curiosità, ho utilizzato GoogleTrends – il mio nuovo migliore amico – per farmi un’idea delle dimensioni del fenomeno esploso attorno a questo video. Ho cercato “great white shark” nel periodo Giugno/Luglio 2014 e il mio fedele Google mi ha risposto con questo grafico:

Tra giugno e luglio del 2014, "great white shark" è stato cercato soprattutto in due momenti: tra il 10 e il 13 Giugno e tra il 5 e il 7 Giugno. Grafico via GoogleTrends.

Tra giugno e luglio del 2014, “great white shark” è stato cercato soprattutto in due momenti: tra il 10 e il 13 Giugno e tra il 5 e il 7 Giugno. Grafico via GoogleTrends.

Come potete vedere, in questo lasso di tempo ci sono due picchi. Il primo, che è anche il più massiccio, corrisponde ai giorni in cui “Man Fights Off Great White Shark in Sydney Harbour” era sulla cresta dell’onda. Guardandolo, non riesco a smettere di pensare a Terry Tufferson che lancia in aria banconote da 100 dollari circondato da bottiglie di champagne e macchine di lusso. Il secondo picco, invece, si colloca attorno al 6 Luglio, giorno in cui uno sventurato bagnante è stato morso da uno squalo in California. Per davvero, non per finta. Noterete anche voi che il secondo picco è notevolmente più piccolo del primo. Bè, guardandolo – e soprattutto guardando la differenza tra i due – non riesco a smettere di pensare al fatto che c’è qualcosa di strano (preoccupante?) nel modo in cui il popolo della rete reagisce alle storie sugli squali.

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